Non possiamo non dirci africani (pubblicato l’1-11)
Pubblicato da Pf
Ogni tanto una cosa seria…una riflessione nata dopo il Premio Cuore Amico

foto: Cuoreamico.org
Non possiamo non dirci africani. Per il nostro DNA, per l’origine che ha avuto la nostra umanità. Eppure, sempre più spesso, poniamo un abisso profondo, molto più profondo di quanto non sia il Mediterraneo, tra noi e l’Africa, tra la nostra realtà e i suoi problemi. Così giornali e telegiornali tacciono di fronte a guerre e massacri, a ingiustizie e carestie. Tace l’opinione pubblica. In fondo va bene così: con un’Africa in crisi possiamo appropriarci a prezzi da discount delle incredibili ricchezze del suo sottosuolo. Diamanti, oro, argento, rame, uranio, perfino il coltan, una polverina leggermente radioattiva che è importantissima per il funzionamento delle nostre apparecchiature elettroniche. Tutto sottratto all’Africa. Perché l’Africa non è povera, ma è ricchissima. Solo non gode della sua ricchezza. Ne godiamo noi, opulento Primo Mondo, che consumiamo alle spalle del Terzo e Quarto Mondo. Incuranti del suo naufragio. E così l’Africa è abbandonata a se stessa, schiacciata da mille guerre, da debiti internazionali imposti dai nostri sprechi. E dalle epidemie. Sopra tutte, quella dell’Aids. La situazione è drammatica, soprattutto nell’Africa subsahariana. Qui il 90% della popolazione tra i 20 e i 40 anni ne è affetta. I bambini nascono sieropositivi. Se le statistiche dicono che il fenomeno è in calo, è perché non tengono conto di tutti quelli che muoiono in baracca, fuori dagli ospedali. Non tengono conto della maggioranza delle morti. Pochi volontari s’impegnano per loro. Sacerdoti, religiose, medici, persone semplici. Eroi del nostro tempo, più di sportivi e “isolati” vari.
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