Mar 17 2007
Quella guerra dimenticata in una fotografia (7-3)

foto da: www.fermariello.com
Ci sono quelle guerre che tutti i giorni rimbalzano nelle nostre case. Guerre sanguinose e quotidiane, spesso camuffate da “missioni di pace” o da tentativi di “esportare la democrazia”. Ci sono guerre su cui si discute, su cui si votano rifinanziamenti, su cui cadono o inciampano i governi. E ci sono le “guerre dimenticate”, quelle di cui nessuno parla o parlerà. Quelle che si trascinano da anni. E di cui si sa poco o nulla. Recentemente ho avuto l’occasione di vedere una mostra fotografica su Gulu, nel nord dell’Uganda, dove da anni prosegue una guerra sanguinosa e terribile. Come in molti altri stati Africani, il territorio è ricchissimo, a non sono gli Africani a godere di questa ricchezza. Troppo impegnati a sopravvivere a carestie e Aids. Troppo impegnati a cercare di sfuggire ogni giorno a una guerra che racconta l’orrore dei bambini soldato, per i quali la guerra non è un gioco, ma la cruda realtà. Un realtà fatta di imboscate, mutilazioni, droga… Così gli Africani non possono godere della ricchezza e della bellezza della loro terra. Ne godiamo noi, abitanti del Nord del mondo. Godiamo dei loro diamanti, dei loro metalli preziosi, del loro uranio. Godiamo di quelle vite che loro non riescono a vivere. C’erano molte fotografie di volti in quella mostra. Occhi bianchi e sperduti, incorniciati da volti d’ebano. Facce di bambini che le circostanze avevano già costretto ad essere adulti. E c’era un’altra foto: una capanna, la capanna della famiglia Okot, con la tomba del padre ucciso dai soldati, della madre uccisa dai ribelli e del figlio ucciso dalla malaria. La storia di Gulu in un’unica foto.
