Gen 05 2008

Il progresso dei popoli

immagine: religionecattolica.rai.it

Sarà che sono da poco tornato da Roma, tra teologia e filosofia, lettere encicliche di Benedetto XVI e libri di Joseph Ratzinger (che poi è la stessa persona), ma mi sono capitati in mano alcuni vecchi appunti che avevo preso ancora quando lavoravo per l‘Associazione missionaria Cuore Amico (che manda soldi per progetti che vengono effettivamente realizzati) sulla “Populorum Progressio“, una lettera enciclica di Paolo V sulla questione sociale. Non era indirizzata solo ai cattolici, ma “a tutti gli uomini di buona volontà” e contiene cose che, a distanza di quarant’anni (è del 26 marzo 1967) dicono ancora molto, ai credenti e ai non credenti (a cominciare da chi ha paura di certe posizioni)

Ecco alcuni stralci:

1. Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane; che si muovono con decisione verso la meta di un loro pieno rigoglio, è oggetto di attenta osservazione da parte della chiesa. [...]

6. Essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, la salute, un’occupazione stabile; una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori da ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di uomini; godere di una maggiore istruzione; in una parola, fare conoscere e avere di più, per essere di più: ecco l’aspirazione degli uomini di oggi, mentre un gran numero d’essi è condannato a vivere in condizioni che rendono illusorio tale legittimo desiderio. [...]

9. [...], i conflitti sociali si sono dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo.[...]

10. Inoltre l’urto tra le civiltà tradizionali e le novità portate dalla civiltà industriale ha un effetto dirompente sulle strutture, che non si adattano alle nuove condizioni. [...]

14. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo [...]

17. Ma ogni uomo è membro della società: appartiene all’umanità intera. Non questo o quell’uomo soltanto, ma tutti gli uomini sono chiamati a tale sviluppo plenario. Le civiltà nascono, crescono e muoiono. Ma come le ondate dell’alta marea penetrano ciascuna un po’ più a fondo nell’arenile, così l’umanità avanza sul cammino della storia. Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere.

19. [...] l’avarizia è la forma più evidente del sottosviluppo morale.

35. [...] La fame d’istruzione non è in realtà meno deprimente della fame di alimenti: un analfabeta è uno spirito sotto alimentato.[...]

47. [...] Non si tratta soltanto di vincere la fame e neppure di ricacciare indietro la povertà. La lotta contro la miseria, pur urgente e necessaria, è insufficiente. Si tratta di costruire un mondo, in cui ogni uomo, senza esclusioni di razza, di religione, di nazionalità, possa vivere una vita pienamente umana, affrancata dalle servitù che gli vengono dagli uomini e da una natura non sufficientemente padroneggiata; un mondo dove la libertà non sia una parola vana e dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco (cf. Lc 16,19-31). [...]

66. Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli.

Lo sviluppo è il nuovo nome della pace
76. [...]La pace non si riduce a un’assenza di guerra, frutto dell’equilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini.

Vale comunque la pena di leggere il testo integrale.

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