Gen 14 2008

Abbattere il muro

immagine: sestaluna. com

disegno di Mauro Biani

Ultimamente a Chiari (ma non solo a Chiari) ne sono successe di cose riguardo ai nomadi. Di qualcosa ho già parlato negli scorsi interventi. Della ricostruzione della storia nel campo nomadi clarense ne parla un link qui a fianco. Di uno spettacolo che “non s’ha da fare” devo ancora capire un po’ di cose. Di vicende nazionali ce ne sarebbero da raccontare a vicende, con i nomadi come protagonisti negativi o come carpi espiatori (non giustifico a priori…). Faccio, o meglio lancio, invece una piccola riflessione, condividendo le righe di una nota del SIR (Servizio Informativo Religioso, un’agenzia di stampa cattolica, che collabora con l’ufficio Scuola della Diocesi di Brescia) di circa un mese fa.

Ecco il testo:

11/12/2007 – SIR – Un documento per “promuovere un dibattito costruttivo all’interno della comunità cristiana” circa le popolazioni nomadi, cioè gli “zingari”. È lo scopo della lettera “Abbattere il muro. La Buona Notizia dell’accoglienza di un popolo che c’interpella: i Rom”, che la Delegazione regionale delle Caritas della Toscana ha inviato in questi giorni alle Caritas parrocchiali e alle parrocchie per l’Avvento 2007. “Insieme - si legge nella lettera - possiamo leggere «i segni dei tempi» e indagare su come il Signore c’interroghi ancora oggi, attraverso questa realtà che «provvidenzialmente» ci è messa accanto e che una volta di più ci richiama all’accoglienza e al prendersi cura”. La Caritas parte, infatti, dalla primaria domanda biblica: “Dov’è tuo fratello?”. Un interrogativo per il quale “ancora oggi ci viene lasciato uno spazio sacro di libertà e creazione per poter rispondere”. Il documento propone la creazione di un “vero e proprio patto sociale” con Rom e Sinti, respingendo “decisamente” al contempo “i tentativi di assimilazione”.APPROFONDIMENTI

La lettera della Caritas toscana è un utile spunto per riflettere su questa tematica. Al di là della cronaca, chi sono veramente gli “zingari”? Perché li conosciamo così poco, e male? Da cristiani, quale dev’essere il nostro comportamento nei loro confronti?

- Un popolo c’interpella

PERCHÉ FANNO PAURA? La lettera della Caritas toscana parte dall’analisi della presenza in Italia degli “zingari”, ricordando che “il numero complessivo dei Rom e Sinti” è di 160.000 unità, e “di questi, circa 70.000 (dunque oltre la metà) sono italiani e lo sono iure sanguinis fin dal 1400”. Inoltre, è bene ricordare “che il popolo Rom è cosa diversa da quello dei romeni e costituisce indiscutibilmente una minoranza nel mondo dell’immigrazione”, al cui interno, peraltro, “subisce un’emarginazione anche più accentuata rispetto a quella già presente verso gli immigrati in generale”. “Eppure - rileva il documento - gli «zingari» spaventano. Qual è allora il motivo di tanto clamore e di tanta paura?”. “Forse - prosegue - perché spesso al centro di notizie di cronaca, talvolta amplificate. Forse perché meno si conosce una minoranza, più questa intimorisce. Forse perché da parte di nessuno di noi gagè (cioè «non zingari», ndr ) c’è stato un interessamento, una reale curiosità verso l’unicità specifica di questa cultura”, mentre da parte loro “non c’è mai stata una diffusa organizzazione per far sentire la propria voce”. “Più verosimilmente, non c’è un motivo unico, ma un concorrere anche irrazionale di cause di diversa natura”. Per “accogliere questo popolo”, dunque, è “necessario affacciarsi in primo luogo al loro mondo, così vicino ai nostri luoghi e così lontano dalla nostra comprensione”, senza fermarsi “alla soglia dei problemi”, bensì facendo un passo avanti, “a conoscere il loro nome, la loro storia”.

QUALI CARATTERISTICHE COMUNI. La loro identità, infatti, “non si rivela facilmente perché è dinamica, fluttuante e veicolata da relazioni perturbate tra gli «zingari» e i gagé”. Tra le “caratteristiche comuni che connotano la mentalità e l’atteggiamento esistenziale” di queste popolazioni vi sono “la propensione al viaggio”, “il timore di essere assorbiti e di perdere la propria identità”, “il senso della famiglia” e “il grande rilievo della dimensione religiosa”. Tuttavia, nel ventesimo secolo si sono registrati dei cambiamenti, con una “tendenza alla sedentarizzazione” e una “secolarizzazione” che “sta iniziando ad intaccare la loro religiosità”. Ancora, vi è “un miglioramento delle condizioni femminili, anche se, in questo senso, c’è ancora un cammino da fare”, mentre la “trasformazione tecnico industriale della società” ha portato loro ad abbandonare i “mestieri tradizionali”, ormai obsoleti, cercando “mezzi di sussistenza in attività di scarso profitto, o anche in quelle al limite della legalità e oltre”.

LASCIARCI INTERROGARE. Rom e Sinti costituiscono “una realtà che c’interpella”. “Dopo sei secoli di vicinanza e convivenza nel medesimo ambito geografico, questo popolo ci è ancora sconosciuto”, osserva la Caritas, chiedendo “che questo Avvento possa interrogare anche noi, le nostre Caritas, le nostre comunità, sullo stile d’incontro che scegliamo”. Il primo obiettivo “non è dunque la mera assistenza, ma il reale incontro con questo popolo, in un ascolto attento, cadenzato sulla loro vita, sulle loro categorie più che sulla nostra esperienza”. In secondo luogo, “la presenza degli «zingari» è sempre più vista come un problema da rimuovere”. Proprio per questo bisogna interrogarsi “su quale ruolo possa e debba giocare la Chiesa, nel suo essere comunità, e ogni cristiano, nella sua personale responsabilità: se si sceglie il rifiuto, la contrapposizione, il silenzio, la vicinanza, la condivisione”. “Il solo stile d’incontro e di accoglienza che il cristiano conosce - precisa la Caritas toscana - è quello che salva le unicità e le valorizza. Vanno così decisamente respinti i tentativi di assimilazione” che conducono “all’annientamento della cultura «zingara»“. D’altra parte, “la questione dei diritti dei popoli «zingari» non esime dal considerare le necessità dell’affermazione e del rispetto dei doveri, per questo - conclude - riteniamo fondamentale realizzare con Rom e Sinti un vero e proprio patto sociale”.

(da Sir n.87 – 14 dicembre 2007)

DOCUMENTAZIONE

- Il testo integrale della lettera

Riferimento internet: http://www.toscanaoggi.it/notizia_3.php?IDCategoria=224&IDNotizia=9007

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