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“Era una notte buia e tempestosa” …e ci siamo ancora dentro

Archivio per gennaio, 2009

Flon-Flon e Musetta, che portano la pace (pubblicato il 28-1)

Ancora sulla giornata della Memoria


immagine: scuola.provincia.ps.it

Se davvero agli insegnanti sta a  cuore aiutare gli alunni a crescere, non solo dando loro nozioni, ma anche accompagnandoli dal punto di vista umano (e, nonostante alcune eccezioni, nella mia breve esperienza d’insegnamento ne ho incontrati molti di colleghi così), quella del 27 gennaio, Giornata della Memoria, è una data che non può passare inosservata. Anche con i più piccoli. Continua..

Una piccola riflessione sulla giornata della memoria

Il passato non è mai soltanto passato: ci riguarda e ci indica quali vie percorrere e quali evitare.

i bambini non si possono ridurre ad un voto (21-1)

immagine: units.it

Ci sono dei momenti che scandiscono i ritmi quotidiani, settimanali, mensili o perfino annuali; piccoli gesti o grandi eventi che hanno una loro profonda ritualità, tempi e regole specifici, sia che si tratti del caffè dopo pranzo o della dichiarazione dei redditi. O, in ambito scolastico, degli scrutini, di quel momento, cioè, in cui gli insegnanti si trovano tra di loro e decidono che valutazioni mettere sulle pagelle degli alunni. Continua..

Il popolo dei senza cravatta (1999)

C’è un po’ di Durrenmatt qui dentro

Camminavo in silenzio nella notte. Ero solo. Mi sentivo solo. Avevo paura. Di essere solo. Di me. Faceva freddo. Non si sentiva nessun rumore. Nessun rumore intorno a me. Nessuno. Non c’era la luna. Non c’erano le stelle. Faceva freddo. Un ammasso scuro in lontananza. Mi avvicinai. Era una cassa. Di legno. Guardai dentro. C’era un uomo. Il volto ceruleo. Gli occhi infossati. Respirava appena. Lo guardai meglio. Ero io. Vidi un pugnale. Lo presi. Glielo conficcai nel cuore. Non gridò. Il petto macchiato di sangue. Sangue dalla bocca. Smise di respirare. Me ne andai. In silenzio. Non sopportavo di vedermi con la cravatta.

Riflessione tardiva su due poeti

immagine: splinder.com

Era l’11 gennaio 1999 quando se ne andava Fabrizio De Andrè. E, a distanza di 10 anni, tantissime sono state le celebrazioni di De André, icona schiacciante di artista non compromesso che rifiuta i milioni di papà, dall’animo dolente e militante, che viene rapito e perdona i rapitori, che anche quando canta Rimini lo fa con tono un po’ lugubre e di compassione per le umane miserie. Il problema è che De André è il santo cantautore di un paese necrofilo che non vede l’ora che tu muoia per renderti commosso omaggio. Quando 10 anni fa è andato a dormire, dormire sulla collina, ci ha trovato metà dei personaggi della sua discografia, Continua..

Anche gli occhi vogliono la loro parte?

Continuo a manifestare la mia indecisione sullo stile da dare al blog. Ho trovato questo. Non sarà niente di speciale, ma mi piace un sacco

25 marzo 1999

immagine: wikimedia.org

Era il 24 marzo 1999. il giorno dell’inizio dei bombardamenti da parte delle forze NATO (operazione Allied Force)contro la Jugoslavia per porre fine alla repressione della minoranza albanese in Kosovo voluta dal presidente nazionalista serbo Slobodan Milosevic.Ero in seminario allora. Ricordo che quel giorno c’era stata la messa con il Vescovo. e ricordo che invece di mettermi in fila per baciargli l’anello, ero corso a guardare la televisione, per vedere i caccia partire da Aviano. Ricordo che con me c’erano Beppe e Gigi, tutti e due poi usciti dal seminario. Ricordo, prima e dopo quel giorno, le notti passate ad ascoltare Radio Popolare; prima per sentire delle barbarie perpetrate dai Serbi, dopo per conoscere l’orrore dei bombardamenti. Ricordo la bandiera della pace appesa alla finestra…era il 1999 allora, ben prima che sulla bandiera cominciassero le strumentalizzazioni politiche. ricordo che avevo 21 anni, la testa piena di citazioni e di begli ideali e la convinzione che ci potesse essere un mondo diverso, migliore. Ricordo quello che provavo e quello che volevo dire, e ricordo che non è molto diverso da quello che vorrei dire adesso su Gaza, forse solo con meno ingenuità, se decidessi di adattare, di riprendere in mano quello che avevo scritto allora. E non è detto che non lo faccia. Ricordo che accesi il computer e scrissi questa

Lettera al presidente americano, a quello serbo, al segretario generale della Nato e a chiunque possa essere interessato

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In memoria dei blog: ex luoghi liberi diventati podio della pubblica offesa (il Giornale 4-1-2009)

immagine: ilgiornale.it

c’entra molto con l’altro post, quello su Manuel. O forse c’entra. Non importa. Comunque, qui di seguito riporto un articolo apparso sul “il Giornale” domenica 4 gennaio che parla dei blog, accusandoli di essere diventati solo dei luoghi per insultare gli altri, celandosi dietro l’anonimato che internet concede. Al di là della non completa conoscenza della “blogsfera” e dei diversi tipi di blog che esistono (non solo politici, quindi) da parte dell’autore e di un po’ di confusione tra post e commenti, anche per me  è vero che non sempre, anzi piuttosto raramente,

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Manuel, i blog e la “libertà” d’espressione (pubblicato il 14-1)

immagine: voltairenet.org

Sinceramente ero tentato di scrivere qualcosa sulla neve che, caduta la settimana scorsa, mi ha “costretto” a prolungare di un giorno le vacanze di Natale. Oppure sui miei alunni, che un molti casi hanno davvero costruito dei bellissimi pupazzi di neve con i loro genitori. Ero tentato di scrivere queste cose, fino ad una mezz’oretta fa. Poi sono andato a fare un salto sul blog di Manuel, un amico, genitore e padre di famiglia, con cui ho più volte ragionato su cosa va e cosa non va a Chiari. Continua..

“Qui dove i bambini muoiono di paura” Intervista al parroco di Gaza (InchiostrOnline)

Personalmente mi ha colpito molto l’immagine della guerra come un libro

immagine: unisob.na.it

L’assedio militare israeliano a Gaza, dal 27 gennaio a oggi, ha causato oltre 700 vittime tra la popolazione palestinese e secondo una stima delle Nazioni Unite almeno 200 di queste sono bambini. Padre Manwel Musallam unico prete cattolico rimasto nella Striscia di Gaza e preside della scuola cristiana della Sacra Famiglia a Gaza City, racconta in prima persona il dramma di due suoi studenti morti a causa del conflitto e di come la popolazione civile vive sotto i continui bombardamenti.
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