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“Era una notte buia e tempestosa” …e ci siamo ancora dentro

Archivio per la tag 'Africa'

Avvenire: Chi non vuol vedere e chi muore

L’editoriale di Avvenire di oggi. La legge del mare impone di aiutare chiunque si trovi in difficoltà. Poi, a terra, ci devono pensare le altre leggi.

porta d'europa lampedusa

la Porta d’Europa di Lampedusa
immagine: alternativagiovani.it

SULLE ROTTE DEI DISPERATI
CHI NON VUOLE VEDERE E CHI MUORE
MARINA CORRADI
Sono arrivati in cinque. Erano ische­­letriti, cotti dal sole che martella, in agosto, sul canale di Sicilia. Ma il bar­cone, era grande: ce ne stipano ottanta, i trafficanti in Libia, di migranti, su bar­che così. Affastellati uno sull’altro co­me bidoni, schiena a schiena, gli ultimi seduti sui bordi, i piedi che penzolano sull’acqua. E dunque quel barcone vuo­to, con cinque naufraghi appena, è sta­to il segno della tragedia. Laggiù a 12 miglia da Lampedusa, ai margini estre­mi dell’Europa, un relitto di fantasmi.
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La sfida di portare i libri fuori “dal contesto” (pubblicato il 27-5)

Sicuramente quello che è il fiore all’occhiello dell’Associazione l’Impronta è la Rassegna della Microeditoria italiana che ormai da sette anni viene organizzata in villa Mazzotti a Chiari e che coinvolge ogni anno un centinaio di espositori, rappresentanti del magmatico mondo della piccola editoria, e che attira migliaia di visitatori, arrivando negli anni a conquistarsi una visibilità nazionale tra le manifestazioni di settore. Ma la vita dell’impronta non è solo questo: Continua..

Frammenti da “Brescia e gli altri” di Gianni Rocco

Emergenza senza fine in Zimbawe

immagine: blogo.it

Continua la crisi dello Zimbawe. Oggi sul Times – mentre c’è poco sui media di casa nostra – è riportato un documento del WHO in cui viene indicato il numero di contagiati previsto nei prossimi mesi per l’epidemia di colera che sta devastando il paese .

Il “worst case scenario” previsto dalle Nazioni Unite si è gia ampiamente verificato, con i 60mila contagiati stimati nel mese di dicembre, ma la previsione è che la cifra raddoppi nei prossimi di mesi, mentre l’epidemia si muove dalla città verso le campagne. e i morti sono più di 3100

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25 marzo 1999

immagine: wikimedia.org

Era il 24 marzo 1999. il giorno dell’inizio dei bombardamenti da parte delle forze NATO (operazione Allied Force)contro la Jugoslavia per porre fine alla repressione della minoranza albanese in Kosovo voluta dal presidente nazionalista serbo Slobodan Milosevic.Ero in seminario allora. Ricordo che quel giorno c’era stata la messa con il Vescovo. e ricordo che invece di mettermi in fila per baciargli l’anello, ero corso a guardare la televisione, per vedere i caccia partire da Aviano. Ricordo che con me c’erano Beppe e Gigi, tutti e due poi usciti dal seminario. Ricordo, prima e dopo quel giorno, le notti passate ad ascoltare Radio Popolare; prima per sentire delle barbarie perpetrate dai Serbi, dopo per conoscere l’orrore dei bombardamenti. Ricordo la bandiera della pace appesa alla finestra…era il 1999 allora, ben prima che sulla bandiera cominciassero le strumentalizzazioni politiche. ricordo che avevo 21 anni, la testa piena di citazioni e di begli ideali e la convinzione che ci potesse essere un mondo diverso, migliore. Ricordo quello che provavo e quello che volevo dire, e ricordo che non è molto diverso da quello che vorrei dire adesso su Gaza, forse solo con meno ingenuità, se decidessi di adattare, di riprendere in mano quello che avevo scritto allora. E non è detto che non lo faccia. Ricordo che accesi il computer e scrissi questa

Lettera al presidente americano, a quello serbo, al segretario generale della Nato e a chiunque possa essere interessato

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Il dramma del continente dimenticato

immagine: nytimes.com (NY Times)

Sarà che un po’ mi ha segnato l’esperienza lavorativa  all’Associazione Cuore Amico Fraternità  Onlus, di cui ho curato per due anni al rivista, ma mi è rimasta, da un lato, una particolare attenzione nei confronti dei drammi del continente africano e, dall’altro, la consapevolezza che molto spesso i tradizionali mezzi d’informazione, presi da beghe di cortile o dalla necessità di smuovere interessi più o meno grandi, dell’Africa si occupano davvero poco (e male), forse perché di grandi interessi non ce ne sono…o è meglio che non se ne parli.

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La musica e il gioco abbattono le barriere (21-11)

foto: Pf

Sabato scorso, con alcuni amici, sono stato al secondo appuntamento della rassegna “suoni e ombre” presso la Chiesa di San Giovanni, a Brescia. Nel concerto, dal titolo “bianco e nero” si sono esibiti un fisarmonicista e una violinista. Lui è bresciano, lei rumena. Continua..

dopo quarant’anni, cosa resta?


immagine: mediazone.info

Mi piace molto Peacereporter: è un network di informazioni che si basa non su corrispondenti di agenzie di stampa (che sono sempre troppo pochi…per esempio la Reuter ne ha due per tutta l’Africa), ma sulla presenza di missionari. Un po’ come fa Misna, da cui è nato, pur prendendo indirizzi diversi, più orientati al tema della pace internazionale. E in questo contesto mi fa specie, o meglio mi stupisce, sorprende piacevolmente il ritratto che proprio su Peacereporter si fa del Che, a distanza di 40 anni dalla sua morte. Ricordo 10 anni fa, per il trentesimo anniversario, pubblicazioni che volevano farne un Cristo laico. Continua..

Il teatro, il mondo e le tre sirene strampalate

immagine: Freaky Mermaids

Dopo aver (così sembra) risolto i miei problemi infomatici (altri ne restano, ma sono di diverso tipo) e prima di riprendere a discutere di temi più o meno seri, riporto un vecchio pezzo de ilBrescia (anche perché i due nuovi, fino ad ora, non sono stati niente di speciale…forse il secondo un po’ meglio; la nota positiva è che ho scoperto che il mio spazio è di 1500 battute e non di 1600). A questo pezzo tengo particolarmente per alcuni motivi: l’amicizia con le Freaky Mermaids (soprattutto con Ombretta), la bella serata passata insieme (con conclusione in pizzeria) e il fatto che proprio con questo pezzo su ilBrescia, invece di segnalarmi come insegnante di religione, mi misero un altro “titolo”, per un simpatico (col senno di poi) errore. Guardare per credere.

Alla fine dell’anno scolastico sbocciano le rappresentazioni teatrali. Così, se Castrezzato ha già dato con i bambini di Terezin, gli alunni delle quinte di Castelcovati rivisiteranno i cinque anni trascorsi a scuola nella loro rappresentazione. Ma in questo periodo si trovano espressioni artistiche un po’ dappertutto. E, tra una strega russa che racconta favole africane e un dito che indica la luna (anche se lo stolto continua a guardare il dito), mi sono imbattuto in tre sirene strampalate (“Freaky Mermaids”, appunto), che poi non sono altro che Ombretta, che conosco da una vita, e le sue amiche Angela e Laura. Continua..

Nomina sunt consequentia rerum

Se i nomi corrispondono a ciò che indicano, riflettiamo prima di usare alcune espressioni

immagine: pubbliprogresso.it

In una di queste serate estive, dopo aver appena rivisto “Gandhi” (e aver spiegato a mia madre che Indira Gandhi era figlia di Nehru e non del Mahatma) provo a riordinare alcuni pensieri sparsi, riguardo a una di quelle tematiche su cui bisognerebbe sempre dire qualcosa e non se ne ha quasi mai l’occasione. Potrei partire dalla struttura dell’URP (gli uffici per le relazioni col pubblico) del comune di Chiari, ottenuti riadattando una delle poche sale pubbliche che c’erano. L’ingresso è dato da alcuni gradini in pietra e da una porta girevole. Quando si trattava di una sala pubblica, i gradini c’erano già, la porta girevole no. Allora passeggini, carrozzine e diversamente abili entravano dal retro, da una rampa. Non era il massimo, ma per un teatro era sopportabile. Qualche perplessità in più me la lascia una simile soluzione anche per l’URP (se poi, come sembra, alcuni impiegati creano qualche problema all’ingresso dei passeggini…spero si tratti di una chiacchiera di paese). Forse coi soldi spesi per la porta girevole (di pregevole fattura, lo ammetto) si poteva realizzare una rampa sul davanti, ma questa è un’altra storia. Fatto sta che, oggi, passando, mi è venuto da pensare che una rampa lì avrebbe potuto starci.

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