Dipende…da che dipende?

category Il gusto di raccontare Pf 23 Settembre 2007

Più che una riflessione sociologica, di cui non sarei capace, un semplice sguardo a quanto sono e ho intorno…

immagine: puntoacapo.biz

Abbiamo tutti una mania, una piccola fissazione, qualche vizio o qualche moderato piacere con cui amiamo scandire il ritmo delle nostre giornate, un qualche gesto scaramantico che ci aiuta ad affrontare con meno timore e tremore le quotidiane fatiche. Magari non servono a niente, anzi portano solo sf…ortuna, eppure non ci rinunciamo, non ci rinunceremmo mai, perché sarebbe come rinunciare a parte di noi stessi, ammettere una crepa in quell’apparenza d’invulnerabilità (conscia o inconscia, poco importa) che faticosamente ci affanniamo a costruirci giorno dopo giorno. Di fatto non possiamo definirci immuni da vizi, consuetudini, dipendenze. E non mi si venga a dire “i costumi, la televisione, la società”, giusto per essere coscienziosamente un po’ bacchettoni, magari anche turbati, pieni di buoni propositi, del tipo “io non sono, non sarò mai così” e costantemente un po’ più uguali a prima. Tutti. E mi ci metto anche io, che, pur diteggiando goffamente su questa tastiera che fa una fatica assurda a prendere le “i”, faccio di tutto per non sorprendermi a sputare facili sentenze, cercando invece di fare un po’ di ordine in confusi pensieri, lanciando sguardi sia allo specchio che fuori dalla finestra. ( Continua … )

Nomina sunt consequentia rerum

category Tra i banchi di scuola Pf 20 Agosto 2007

Se i nomi corrispondono a ciò che indicano, riflettiamo prima di usare alcune espressioni

immagine: pubbliprogresso.it

In una di queste serate estive, dopo aver appena rivisto “Gandhi” (e aver spiegato a mia madre che Indira Gandhi era figlia di Nehru e non del Mahatma) provo a riordinare alcuni pensieri sparsi, riguardo a una di quelle tematiche su cui bisognerebbe sempre dire qualcosa e non se ne ha quasi mai l’occasione. Potrei partire dalla struttura dell’URP (gli uffici per le relazioni col pubblico) del comune di Chiari, ottenuti riadattando una delle poche sale pubbliche che c’erano. L’ingresso è dato da alcuni gradini in pietra e da una porta girevole. Quando si trattava di una sala pubblica, i gradini c’erano già, la porta girevole no. Allora passeggini, carrozzine e diversamente abili entravano dal retro, da una rampa. Non era il massimo, ma per un teatro era sopportabile. Qualche perplessità in più me la lascia una simile soluzione anche per l’URP (se poi, come sembra, alcuni impiegati creano qualche problema all’ingresso dei passeggini…spero si tratti di una chiacchiera di paese). Forse coi soldi spesi per la porta girevole (di pregevole fattura, lo ammetto) si poteva realizzare una rampa sul davanti, ma questa è un’altra storia. Fatto sta che, oggi, passando, mi è venuto da pensare che una rampa lì avrebbe potuto starci.

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Che siano una cosa sola

category Di Chiesa e chiese Pf 4 Aprile 2007


foto: berber.interfree.it

visto il clima quasi pasquale, in attesa del tempo necessario per nuove riflessioni, riprendo una cosa apparsa sul Gabbiano qualche anno fa…e ancora attuale

Prese, benedisse, spezzò e diede… da quel momento, da quel gesto, formalmente piccolo, quasi insignificante, ha preso avvio una storia grandissima, che si è profondamente intessuta con la storia dell’umanità stessa: nasceva la Chiesa; nasceva dal sacrifico di Cristo, da suo volersi donare, dalle sue Parole e dai suoi Gesti…«amatevi, come Io vi ho amato»; «siate uniti come il Padre è unito a me», e ancora oggi cantiamo il giovedì Santo, nell’inno Ubi Caritas, (uso il testo popolare italiano, ma il testo latino ha una pregnanza ancora maggiore): «via le lotte maligne, via le liti, e regni in mezzo a noi Cristo Dio»… ( Continua … )

AMATEVI COME IO VI HO AMATO: sparse riflessioni sull’essere solidali prese a caso dal Nuovo Testamento

category Senza categoria Pf 27 Marzo 2007


foto: Pf

Prima di riprendere in maniera organica gli spunti lanciati da Andrea e Manuel, prima di preparare il pezzo per “il Brescia” di domani, recupero una riflessione pubblicata sul Gabbiano nel 2004

“Strinse i mortali in social catena”: così Leopardi, nel suo testamento spirituale, la Ginestra, parla della solidarietà umana di fronte alla durezza della natura. Non che io condivida appieno l’opinione del poeta; quello che volevo fare era solo invertire una prassi in uso al tempo presso i letterati: aprire cioè i propri scritti utilizzando una citazione biblica. Visto che ho intenzione di parlare di alcuni riferimenti biblici, ho provato ad iniziare con una citazione letteraria. Solidarietà, appunto, questo il tema di questo numero del Gabbiano e questo il tema di questo mio intervento. Alla fine, alla base del servizio agli altri, del dare qualcosa di sé per gli altri, possiamo ritrovare un brano che recentemente abbiamo affrontato nella liturgia: quello della lavanda dei piedi, in cui Gesù “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1.). ( Continua … )

Teologicamente parlando (un racconto d’accoglienza)

foto:ne.jp

Colpa del soggiorno romano (che mi farà mettere due righe anche tra le inc**ture)….dedico qualche riga a una storia minore, di uno quei personaggi secondari che mi fanno impazzire..uno di quelli di un libro che ha avuto un bel po’ di successo

Mi chiamo Eliazar di Damasco. Per anni sono stato un fedele servitore di Abram, o, come lo chiamate adesso, di Abramo. Ero più che un servitore: ero un amico. Abramo era una persona saggia, ricca, felice. Aveva tutto quello che si poteva desiderare: una compagna fedele, ricchezze incalcolabili, la stima di tutta la gente di Ur. Sentiva però una mancanza. Quella di un figlio. Era ricco, aveva tutto, ma ormai era vecchio, e senza figli. Più di una volta, nelle interminabili notti che accompagnano il solstizio invernale, in cui le stelle ti sembrano più vicine, mi aveva parlato di questo suo malessere, di quanto avrebbe voluto avere tra le braccia un piccolo. Ma il destino glielo aveva negato. E ora lui e sua moglie Sara erano troppo vecchi. E dicendo questo piangeva, il vecchio Abramo, rendendosi conto che della sua vita e della sua ricchezza non sarebbe rimasto nulla se non un ricordo, sempre più sbiadito. ( Continua … )