undicisettembre

foto: Pf

Non sono un gran blogger. Nel senso che non posto ogni giorno, ma solo ogni tanto. E così mi scappano alcune occasioni, come il “blog day” (che era il 31 agosto, solo perché, scrivendo anche il mese in cifre diventa 3lo8, che con fantasia può essere letto come “Blog”). Oggi però è l’11 settembre. Non voglio spalare quintalate di retorica, come buona parte della rete ha fatto oggi. Né voglio sposare le tesi complottttiste che tanto vanno di moda (anche se qualche dubbio, credo legittimo, ce l’ho), né difendere a spada tratta l’agire degli USA. Non voglio parlare di torto o ragione, non voglio parlare di “guerra santa” (anche perché un po’ di Islam l’ho studiato, ed è tutta un’altra cosa), né di guerra per il petrolio. Mi risuona solo una voce forte nella testa che rimbalza con violenza contro le pareti della mia mente: “mai più”. E so che non è vero, che non sarà “mai più”, ma purtroppo “ancora”, perché “ormai” siamo entrati in una spirale di violenza da cui non possiamo più uscire. ( Continua … )

iniziare e finire

category Il gusto di raccontare Pf 19 marzo 2006

foto: blogosfere1.blogs.com

Avrei potuto iniziare questo post una decina di volte. Almeno. Senza riuscire a finirlo. Va molto spesso così: si inizia a scrivere, all’inizio sembra un buon attacco, una buona idea, poi….poi il nulla…e le idee, i buoni incipit, restano nel cassetto. O in qualche sperduta cartella nella memoria del pc. In attesa di essere ripresi in mano, prima o poi. Cosa che , regolarmente, non accade., mentre altri incipit andranno a far loro compagnia. Avrei potuto scrivere di una serata al cinema con 3 donne (dopo essere andato al ristorante con le stesse); con una in particolare che ci tiene a vedermi, ad andare al cinema insieme….ma siamo solo amici. Avrei potuto scrivere della politica, di un dibattito televisivo che ha monopolizzato l’informazione recentemente, o parlare delle paure mediaticamente diffuse, dai polli all’Iran, passando per la periferia di Milano che si scopre vicina a Parigi. NO, voglio scrivere di un’altra cosa: degli inizi. ( Continua … )

Quando il dito indica la luna…

foto: pinzino.it

Io non ballo. Davvero. Non è che non ci abbia provato. È che proprio non ci riesco. Mi piace la musica. Tanto. Ma ascoltarla. Ballarla proprio non ce la faccio. La sento entrare in me, nella testa, nella pancia…ma nelle gambe proprio non ci arriva. Al massimo può esserci il piede che batte il tempo, ma null’altro. E intorno a me teste che ondeggiano, piedi che saltano, fianchi che scivolano. No, ad essere sinceri, non intorno a me, ma davanti a me, perché il mio non-ballare mi porta a scivolare sul fondo della saletta, a mo’ di tappezzeria. ( Continua … )

a distanza di un anno…

foto: sonic.net

sono stato tutta la notte in ospedale, accanto a mio padre…sì, perché quella creatura, che sembrava così piccola e indifesa, è mio padre…quella creatura a cui controllavo che non si attorcigliasse il tubicino di drenaggio del sangue dal cervello, è mio padre…quella creatura che ha tremato per il freddo e per la febbre, è mio padre…mi sono accorto di quante occasioni ho perso, di quante cose che avrei voluto dirgli, che avrei voluto fare con lui…e ora è tardi…dorme, consumato a poco a poco (ma nemmeno troppo lentamente) da quello che ha in testa e che non si può toccare…sarà questione di tempo…intanto ho negli occhi quella creatura…mio padre. ( Continua … )

Forte, menta forte

foto: verdecane.com

Abbiamo tutti una mania, un piccolo gesto scaramantico, stupido, davvero idiota, e magari non serve a niente, anzi, in alcuni casi porta solo sfiga… eppure non ci rinunciamo, non ci rinunceremmo mai… anche perché, in fondo, rinunciarci sarebbe come ammettere una nostra mancanza, un qualcosa che incrina l’apparenza di perfezione che penosamente ci costruiamo ogni giorno. Ci sono quelli che hanno una passione particolare, un vizio, e si lasciano consumare, piano piano, ma inesorabilmente, da questa piccola debolezza. Io ne ho vista di gente, anche amici miei, persone a cui ero più o meno legato, diventare matta cercando di fare più soldi che riuscivano e poi ridursi a vivere da barboni, perdere la salute e la faccia correndo dietro a gonne troppo corte o a gambe troppo lunghe, fumarsi il cervello insieme a non so cosa altro per provare a volare via da questa merda (anche se qualcuno guarda le stelle…). Poi c’era lui. ( Continua … )

Dedicato a un amico

category Il gusto di raccontare Pf 19 febbraio 2006

foto:trincoll.edu

01.11.06
E lui lo sa…sa che l’avevo scritto per lui

Liberorandagio&stop

perché lo devo a un cane

bagnato

Piove.
Ormai non succede altro da giorni.
Piove.
Piove, e io mi aggiro come un cane, randagio, in questa città che non è la mia, che non può essere la mia; troppo diversa, troppo reale. Non può essere la mia.
Piove, e ho i capelli bagnati, e l’acqua che mi scende lungo la schiena, mentre cammino tra queste automobili, tutte uguali, carcasse di metallo in cui ci si rifugia per fuggire via veloci dal mondo. E dalla pioggia. Da soli. Autistici autisti.
Piove e non si vede il cielo, che dicono sia ancora blu sopra le nuvole, ma io non ci credo più. ( Continua … )

Teologicamente parlando (un racconto d’accoglienza)

foto:ne.jp

Colpa del soggiorno romano (che mi farà mettere due righe anche tra le inc**ture)….dedico qualche riga a una storia minore, di uno quei personaggi secondari che mi fanno impazzire..uno di quelli di un libro che ha avuto un bel po’ di successo

Mi chiamo Eliazar di Damasco. Per anni sono stato un fedele servitore di Abram, o, come lo chiamate adesso, di Abramo. Ero più che un servitore: ero un amico. Abramo era una persona saggia, ricca, felice. Aveva tutto quello che si poteva desiderare: una compagna fedele, ricchezze incalcolabili, la stima di tutta la gente di Ur. Sentiva però una mancanza. Quella di un figlio. Era ricco, aveva tutto, ma ormai era vecchio, e senza figli. Più di una volta, nelle interminabili notti che accompagnano il solstizio invernale, in cui le stelle ti sembrano più vicine, mi aveva parlato di questo suo malessere, di quanto avrebbe voluto avere tra le braccia un piccolo. Ma il destino glielo aveva negato. E ora lui e sua moglie Sara erano troppo vecchi. E dicendo questo piangeva, il vecchio Abramo, rendendosi conto che della sua vita e della sua ricchezza non sarebbe rimasto nulla se non un ricordo, sempre più sbiadito. ( Continua … )