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“Era una notte buia e tempestosa” …e ci siamo ancora dentro

Archivio per la tag 'ricordo'

Impressioni di settembre

Il mio amico Fab’, grande scrittore che ha scelto di fare lo scienziato e che cito nel pezzo con Gibì, un folletto a metà tra Capossela e Tom Waits,  la definirebbe una “prosa per il culo”. Tanto più che c’è anche il messaggio nascosto…

Ho spesso provato a sognare con gli
occhi aperti, per quanto ci riesca, senza
trovare la forza o il
ricordo di un orizzonte più
esteso, di un
nuovo modo di iniziare a cercare.
Troppo in passato ho
usato male il mio tempo,
non ho provato ad andare
avanti con un po’ di coraggio,
nascosto com’ero
nella mia supposizione che chi avevo
intorno non fosse al mio
stesso livello.
Oggi so che allora sbagliavo, che
non riuscivo a cogliere quello che
ognuno ha di bello e speciale.
Già, facile a dirsi, ma
ricordo gli imbarazzi
avuti quando anni fa
sostenevo di aver letto, o
soltanto spulciato, libri di
originali pensatori in realtà mai esistiti,
scherzo feroce di un paio di amici,
unici e veri, che
dal piedistallo volevano farmi tornare
a terra, al mondo reale.
Tempo passato, che sento ancora presente,
oggi che, alla fine di questa
estate, provo a trovare
voce e parole per
esprimere con scarabocchi e
righe disordinate su un foglio di carta
gli ultimi istanti, così
illusi e aggrovigliati, di quello che
non sono e che vorrei, semplicemente,
essere.

Chiari e la prima regola della democrazia (pubblicato il 10 giugno)

Winston Churchill

da: Wikipedia

Se non ricordo male, Winston Churchill era uno che qualcosa di politica ne capiva. E, sempre se non ricordo male, aveva detto che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. Ora, che forse la democrazia sia un metodo di governo non perfetto, con il voto di Rita Levi Montalcini che ha lo stesso peso di quello dei parlamentare che ululavano al suo passaggio, questo è innegabile. Ma è il sistema che abbiamo. Lo stesso sistema che ha registrato, a Chiari e dintorni, per esempio, un’esplosione della Lega Nord e del centrodestra. Mah, forse su Chiari varrebbe spendere due parole in più: un comune con 13mila elettori che presenta due soli candidati sindaco. Continua..

Riflessione tardiva su due poeti

immagine: splinder.com

Era l’11 gennaio 1999 quando se ne andava Fabrizio De Andrè. E, a distanza di 10 anni, tantissime sono state le celebrazioni di De André, icona schiacciante di artista non compromesso che rifiuta i milioni di papà, dall’animo dolente e militante, che viene rapito e perdona i rapitori, che anche quando canta Rimini lo fa con tono un po’ lugubre e di compassione per le umane miserie. Il problema è che De André è il santo cantautore di un paese necrofilo che non vede l’ora che tu muoia per renderti commosso omaggio. Quando 10 anni fa è andato a dormire, dormire sulla collina, ci ha trovato metà dei personaggi della sua discografia, Continua..

25 marzo 1999

immagine: wikimedia.org

Era il 24 marzo 1999. il giorno dell’inizio dei bombardamenti da parte delle forze NATO (operazione Allied Force)contro la Jugoslavia per porre fine alla repressione della minoranza albanese in Kosovo voluta dal presidente nazionalista serbo Slobodan Milosevic.Ero in seminario allora. Ricordo che quel giorno c’era stata la messa con il Vescovo. e ricordo che invece di mettermi in fila per baciargli l’anello, ero corso a guardare la televisione, per vedere i caccia partire da Aviano. Ricordo che con me c’erano Beppe e Gigi, tutti e due poi usciti dal seminario. Ricordo, prima e dopo quel giorno, le notti passate ad ascoltare Radio Popolare; prima per sentire delle barbarie perpetrate dai Serbi, dopo per conoscere l’orrore dei bombardamenti. Ricordo la bandiera della pace appesa alla finestra…era il 1999 allora, ben prima che sulla bandiera cominciassero le strumentalizzazioni politiche. ricordo che avevo 21 anni, la testa piena di citazioni e di begli ideali e la convinzione che ci potesse essere un mondo diverso, migliore. Ricordo quello che provavo e quello che volevo dire, e ricordo che non è molto diverso da quello che vorrei dire adesso su Gaza, forse solo con meno ingenuità, se decidessi di adattare, di riprendere in mano quello che avevo scritto allora. E non è detto che non lo faccia. Ricordo che accesi il computer e scrissi questa

Lettera al presidente americano, a quello serbo, al segretario generale della Nato e a chiunque possa essere interessato

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Giovanni Paolo II

Sono Tre anni. Ricordo Roma in fibrillazione, negli ultimi giorni della malattia. Ricordo quando lo vidi a Parigi. E a Brescia. E a Loreto. Ricordo le folle oceaniche. Ricordo il Viaggio a Sarajevo. Ricordo quando disse ai popoli dell’ex Jugoslavia che non erano soli. E Ricordo quando ad Agrigento, nel momento ripreso dal video qui sopra, si scagliò contro la mafia. E tutto questo un po’ mi manca.

Pasqua a pace e acqua

immagine: istanblogimages.com

Oggi, 22 marzo, è la “Giornata mondiale dell’acqua”. Si stima che il minimo vitale a persona siano 50 litri di acqua al giorno, necessari per i bisogni primari come bere, cucinare, lavarsi. Ma nel mondo una persona su sei non ha accesso a questa quantità. 2,6 miliardi di persone sono prive di servizi igienici, con tutte le problematiche sanitarie connesse.
E’ significativo che quest’anno la giornata cada prima di Pasqua. Ricordo che, nella veglia pasquale del 1999, l’allora prevosto di Chiari mons. Angelo Zanetti disse: Continua..

mi ricordo

Xanten (Germania)

foto: Pf

Come intermezzo tra gli altri argomenti più seri, lancio il tag “mi ricordo“, prendendo ispirazione dall’omonimo libro di Matteo B. Bianchi. come per “tre parole da salvare” è un po’ una scusa per giocare con i lettori del blog e vedere anche i loro ricordi. Però non voglio rinchiudere tutti i ricordi in un unico intervento. Ne metterà un po’ per volta, magari 5, al massimo 7…tutte le volte che mi andrà di ricordare qualcosa.
E allora cominciamo:
Continua..

Ricordare, ma senza sventolare le bandiere (30-1)



La torre di Babele in un dipinto di Pieter Bruegel del 1563

fonte: wikimedia.org

Periodo, questo, perso tra memoria e ricordo. Provo a spiegarmi meglio: domenica scorsa è stata la “giornata della memoria”, nel ricordo della Shoah, dell’eccidio di milioni di Ebrei nei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. il 10 febbraio,, invece, sarà la giornata del ricordo, per non dimenticare tutti gli Italiani che hanno trovato la morte nelle foibe istriane. Due tragedie, seppur di diverse proporzioni, che fanno parte della nostra storia. Due tragedie che i nostri ragazzi devono conoscere. Continua..

dopo quarant’anni, cosa resta?


immagine: mediazone.info

Mi piace molto Peacereporter: è un network di informazioni che si basa non su corrispondenti di agenzie di stampa (che sono sempre troppo pochi…per esempio la Reuter ne ha due per tutta l’Africa), ma sulla presenza di missionari. Un po’ come fa Misna, da cui è nato, pur prendendo indirizzi diversi, più orientati al tema della pace internazionale. E in questo contesto mi fa specie, o meglio mi stupisce, sorprende piacevolmente il ritratto che proprio su Peacereporter si fa del Che, a distanza di 40 anni dalla sua morte. Ricordo 10 anni fa, per il trentesimo anniversario, pubblicazioni che volevano farne un Cristo laico. Continua..

Nomina sunt consequentia rerum

Se i nomi corrispondono a ciò che indicano, riflettiamo prima di usare alcune espressioni

immagine: pubbliprogresso.it

In una di queste serate estive, dopo aver appena rivisto “Gandhi” (e aver spiegato a mia madre che Indira Gandhi era figlia di Nehru e non del Mahatma) provo a riordinare alcuni pensieri sparsi, riguardo a una di quelle tematiche su cui bisognerebbe sempre dire qualcosa e non se ne ha quasi mai l’occasione. Potrei partire dalla struttura dell’URP (gli uffici per le relazioni col pubblico) del comune di Chiari, ottenuti riadattando una delle poche sale pubbliche che c’erano. L’ingresso è dato da alcuni gradini in pietra e da una porta girevole. Quando si trattava di una sala pubblica, i gradini c’erano già, la porta girevole no. Allora passeggini, carrozzine e diversamente abili entravano dal retro, da una rampa. Non era il massimo, ma per un teatro era sopportabile. Qualche perplessità in più me la lascia una simile soluzione anche per l’URP (se poi, come sembra, alcuni impiegati creano qualche problema all’ingresso dei passeggini…spero si tratti di una chiacchiera di paese). Forse coi soldi spesi per la porta girevole (di pregevole fattura, lo ammetto) si poteva realizzare una rampa sul davanti, ma questa è un’altra storia. Fatto sta che, oggi, passando, mi è venuto da pensare che una rampa lì avrebbe potuto starci.

Continua..